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Pensare oltre l’umano

Pensare oltre l’umano: il contributo di Nancy Katherine Hayles alla teoria della cognizione postumana

13/06/2025 08:36

Arturo Campanella

Pensare oltre l’umano: il contributo di Nancy Katherine Hayles alla teoria della cognizione postumana

Nancy Katherine Hayles decentra l’umano, smonta l’equazione cartesiana tra pensiero e coscienza

Il lavoro più recente di N. Katherine Hayles si muove con coerenza e coraggio nel solco che lei stessa ha contribuito a tracciare: quello di una postumanità pensante, dove il concetto di cognizione si espande oltre i confini della coscienza umana e dell’organismo singolo.

1. Cognizione ≠ Coscienza: una svolta teorica radicale ma necessaria. L’intuizione che la cognizione non coincida con la coscienza è una delle tesi più feconde e destabilizzanti del pensiero contemporaneo. Hayles, già in “Unthought”, aveva tracciato i contorni di questa distinzione, ma ora l’amplifica all’interno di un modello integrato della cognizione, che include forme umane, non umane, artificiali e infra-biologiche. Questa mossa è teoricamente potente perché decentra l’umano, smonta l’equazione cartesiana tra pensiero e coscienza, e prepara il terreno per un’etica relazionale e simbiotica.

2. L’idea di “cognitive assemblages”. Questo concetto sposta il focus dal soggetto alla rete, dall’intenzione all’interazione, dall’io al contesto cognitivo distribuito. Hayles non riduce l’umano, ma lo ri-situaziona: ci mostra non come entità isolate ma come nodi in una rete estesa di significazione e risposta. È un pensiero simile a quello di Donna Haraway, Gilbert Simondon o Bruno Latour, ma più esplicitamente cognitivo-informazionale*(cfr.  G.O. Longo: Riduzionismo informazionale e postumano).

3. L’impiego del concetto di “Umwelt”. Riprendere Jakob von Uexküll è una scelta elegante. L’idea che ogni entità viva abbia accesso solo a una porzione fenomenologicamente costruita della realtà rompe con ogni presunzione di oggettività neutra. Applicare il concetto di “Umwelt” agli LLM aiuta a comprendere che anche i modelli linguistici generativi "abitano un mondo", pur se radicalmente diverso dal nostro. Parlare di “secondhand sense” è una formulazione potente: l’IA non “capisce” il mondo, ma trasmette una eco strutturata di come gli umani lo abitano.

4. L’argomento politico ed ecologico. Hayles tiene insieme le dimensioni cognitiva, filosofica ed ecopolitica. Il superomismo epistemico ha giustificato il dominio su altre forme di vita e una relazione estrattiva con l’ambiente. La sua proposta è anti-antropocentrica, ma non anti-umana. Il richiamo alla nozione di holobionte dissolve l’individuo come unità autosufficiente e lo restituisce a una rete simbiotica di co-evoluzione, dove anche le tecnologie diventano partner simbiotici.

5. Visione etica e ottimistica, ma non ingenua. Hayles propone un’etica della relazione cognitiva, che richiede consapevolezza delle interdipendenze e umiltà epistemologica. Il suo ottimismo è lucido: riconosce che siamo già dentro trasformazioni irreversibili, e che l’urgenza non è più se intervenire, ma come farlo in modo responsabile.

In sintesi: l’opera si inserisce in un filone essenziale per ripensare che cos’è il pensiero, dove finisce l’umano, e quale etica sia necessaria nell’era dell’IA generativa. Hayles ci invita a spostare lo sguardo dal centro al margine, dal controllo alla coevoluzione, dall’individuo alla rete. Un contributo fondamentale per una teoria della soglia postumana.

*Giuseppe O. Longo: Riduzionismo informazionale e postumano. Pubblicato su "Atti dell’Accademia Roveretana degli Agiati", CCLX, serie VIII, vol. X. B, Classe di Scienze matematiche, fisiche e naturali, Rovereto, 2010, pagg. 35-48.

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